Sculture, bassorilievi, altorilievi

Le tre definizioni corrispondono a una classificazione sommaria delle opere volumetriche di Rovati che, in realtà, comprendono una vasta gamma di tecniche e materiali da cui consegue altrettanta varietà di soluzioni formali e plastiche che soddisfano la classicità e l’attualità.

Per l’idea classica di scultura vengono anche impiegati materiali in uso fin dai tempi antichi, come la pietra, il bronzo, il legno e la tecnica rispetta i canoni della sottrazione di materiale e la modellazione delle terre.

Particolarmente amata è la pietra leccese che Rovati scolpisce e incide ottenendo opere evocanti reperti antichi, incisioni rupestri, un eco della storia che, però, contiene concetti e forme attuali.

Di legno sono soprattutto grandi o piccoli pezzi, dal ceppo di un albero abbandonato nei campi alla stampella per abiti in disuso, che hanno avuto una precedente vita e destinazione d’uso i quali, terminato il loro percorso originale, suggeriscono una forma nuova con sola utilità estetica. In queste opere, la cui morfologia è suggerita dal corpo stesso del materiale, vi è un forte richiamo alla sensibilità umana di rispetto verso la natura.

I materiali metallici si sottopongono a modellazione: prima con la terra e poi la fusione, per il bronzo e la lavorazione diretta del ferro che viene piegato all’idea germinata nella mente dell’artista. In bronzo sono realizzate in particolare figure antropomorfe, spesso in copia, maschio e femmina, stilizzate e simboliche, quale testimonianza del motore che muove il mondo, ossia l’Amore tra uomo e donna, ma anche semplicemente tra maschio e femmina di tutte le specie.

Molte opere si sviluppano, attorno a questi materiali o autonomamente, con l’impiego di sostanze “moderne”, soprattutto plastiche, sostantivo sotto il quale si riuniscono ritrovati di generazione contemporanea. A questo scopo vengono impiegati oggetti dismessi e la nuova forma desiderata, Rovati la ottiene frequentemente con la combustione, una sorta di fusione leggera ottenuta con un calore adeguato alla modellazione della materia e non alla sua liquefazione, come invece avviene per il bronzo, e la conseguente rimodellazione.