Frédérique Malaval

[…]

Vi è, in Costanzo Rovati, una « verginità del mondo » cézanniana, nella quale l’umano e le cose del mondo assumono uno stile ingenuo, privo di dettagli e di profusione di segni. I personaggi dall’anatomia schematica si fondono con il paesaggio beige, come nell’opera Universo vita 1,2,3, del 2009.  Lo sfondo e il motivo partecipano della stessa materia cromatica beige e bianca (colori che si ritraggono,  a differenza della silhouette femminile marrone sulla destra del dipinto). Fiore, uova, foglia, raggi di luce o ombra, sole, bambino e soggetti umani, insistono e si presentano in tensione con un arco di cerchio marrone (colore insistente ed uscente) sulla destra che, secondo alcuni tratti dettagliati, quali seni, pancia gravida, rotondo per testa e tre ciocche di capelli biondi, traccia il profilo di una donna partoriente, incinta di tutti gli elementi che contiene e trattiene.

L’arte, secondo Costanzo Rovati, invoca un ritorno al limitare balbettante, a monte del linguaggio, delle cose del mondo e delle forme.

Si tratta di « dipingere l’inizio del mondo »[1], come afferma Gilles Deleuze riguardo a Cézanne; questa soglia è « il mondo prima del mondo; vi è qualcosa, non è ancora il mondo, è davvero la nascita del mondo […], qualcosa che riguarda la creazione del mondo »[2] e questo « è une fattore essenziale della pittura »[3], prosegue il filosofo ; Cézanne « respira la verginità del mondo »[4], che è « il mondo prima dell’uomo e prima del  mondo stesso ».[5]

Al pari della pittura cézanniana, vi è un marchio, una stanza  protesa verso il preformale e l’originale, sul quale  Costanzo Rovati insiste e scava.

Così, le cose che popolano il mondo si avvalgono di una poetica schematica e stilistica, per nulla realistica, ma al contrario evocatrice dell’onirismo infantile, come i personaggi ricorrenti, metà umani e metà animali (Incontro, del 2016, e Amanti, del 2016) oppure grafici (presenti nell’opera Un filo di speranza), proprio come le coppie abbracciate, che mostrano delle teste rotonde private di dettagli e un corpo provvisto, come uniche membra, delle braccia.

Quindi, cogliere gli elementi del mondo e dell’umanità prima della loro apparizione definita e definitiva, prima della loro collocazione sul lato di Eros e Thanatos; la vita non si aggira amichevolmente sbocciata dalla morte, impegnata in un’esistenza nietzschiana. Per l’artista, si tratta piuttosto di ricostituirle come motivi disincarnati, senza pathos né pesantezza, nell’emozione dell’apparizione toccante e timida al tempo stesso. Guardare con occhio vergine il prima della creazione oggettiva.

Il tempo resta sospeso al  volatile intangibile delle creature e delle cose, queste ultime percepite in una luce non pregnante, apparsa all’uomo allora ancora verginale, portatore di uno sguardo faceto e ingenuo al limite di ogni natura. La luce, che non è affatto protagonista dell’opera, non illumina i motivi, ma accarezza i colori (non primari, ma tendenti al pastello vivace), rivelandoli in quanto cosa del mondo, dedicandosi a mettere in risalto come colui che rivela. Leggerezza del proscenio del mondo, serenità dei motivi, le tele emettono un fruscio ma non parlano troppo forte. La pittura di Costanzo Rovati propone la vita senza castrazione né tragedia, nuda e nuova alle origini, il cui segreto, così come quello dell’arte, sembrano riassorbirsi in una presenza soffice ed omogenea, priva di angoscia ontologica. Dunque: « […] essere, ad ogni parola, contemporaneo del primo uomo : Adamo delle parole ».[6]

Montpellier 2018


[1] Gilles Deleuze, Sur la peinture [Sulla pittura], Parte 1, commento su Cézanne.

[2] Gilles Deleuze, Sur la peinture [Sulla pittura], Parte 1.

[3] Gilles Deleuze, Sur la peinture [Sulla pittura], Parte 1.

[4] Gilles Deleuze, Sur la peinture [Sulla pittura], Parte 1.

[5] Gilles Deleuze, Sur la peinture [Sulla pittura], Parte 1.

[6] Jacques Lacarrière, À l’orée du pays fertile, Opere poetiche complete, Prefazione di Jean-Pierre Siméon, Edizioni Seghers, Parigi, 2011.