Giovanna Barbero

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Nel vocabolario e nella convinzione intima di Rovati non esistono e non trovano posto certi vocaboli o aggettivi negativi come, per esempio: brutto, inutile, scarto, rifiuto. L’artista ha la capacità di guardare in profondità, di individuare, vedere, valorizzare e riproporre ogni aspetto positivo di qualsiasi oggetto o frammento di esso e porlo in una posizione protagonista dove immediatamente diventa soggetto vivo e importante, spesso con una nuova vita, ricreata, totalmente diversa, migliore, sicuramente più nobile e persino con aspettative di eternità, della sua precedente.

Ciò evidenzia quanto siano importanti i materiali nelle mani di Rovati, la loro natura, la loro provenienza, la loro storia, ma anche la loro capacità metamorfica e l’adattabilità a un futuro che parla di arte e di bellezza conseguito da un processo alchemico, il quale inizia prima ancora dello stato grezzo della pietra filosofale, in senso reale e in senso figurato. Spesso tali materiali si riscattano da un destino di inutilità e assurgono a messaggeri di pensieri alti.

Un confronto facile ed efficace potrebbe essere quello tra un blocco di marmo da modellare e dei brandelli di plastica ormai scartati e inutilizzabili. Sembrerebbe che non abbiano nulla in comune: il primo è un materiale nobile, i secondi sono rifiuti. Il primo è per eccellenza “il” materiale con un destino artistico, mentre il destino dei secondi è, nella migliore delle ipotesi, il riciclo. Inoltre, per la pietra quella della modellazione è la sua prima esperienza, mentre gli oggetti recuperati arrivano già da una vita vissuta per opera dell’uomo, sono già stati creature derivate da molecole grezze. Invece, il fortunato incontro con l’artista Rovati offre alla storia di queste umili cose una svolta sostanziale e quando sembrava che il loro ciclo vitale fosse concluso per sempre, ecco sorgere dalle ceneri una creatura nuova, bella, elegante, con moto ascensionale pari all’anima che lascia le proprie spoglie, povere ed effimere, per mostrare tutt’altra sostanza, compresa quella di comunicare all’umanità messaggi estetici dopo essere stata in precedenza semplicemente imprigionata in un oggetto insignificante, di uso pratico e senza alcuna nobiltà. Se si considera che simile trasformazione, anzi creazione, avviene grazie al fuoco della passione, ossia al fuoco generatore di vita, e al fuoco reale, si evince che la vera combustione si chiama Amore. […]

Firenze 2017